Ruolo dell'infermiere nell'impianto del PICC

Mi si chiede se “l’infermiere, previa formazione, possa svolgere la procedura di posizionamento di un catetere venoso centrale (PICC)”.

RISPOSTA del Legale del Collegio IPASVI di R.E. Avv. Stefano Anceschi

Nello specifico la manovra consisterebbe testualmente in quanto segue: “reperire tramite guida ecografica la vena cefalica/basilica”, “aggredire tali vene con CVC/PICC”, “inserire il CVC/PICC fino all’inizio della vena cava superiore”, “fissare il CVC/PICC con n.2 punti di sutura”, “verificare con controllo radiografico (TSRM) il corretto posizionamento del catetere”.
Ricavo dal quesito che si disquisisca solamente dell’impianto di un catetere venoso periferico (accesso tramite vena cefalica/basilica).
Tanto premesso ritengo di rispondere come in appresso.

E’ ben vero che la riforma delle professioni sanitarie sottragga la competenza dell’infermiere a vincoli rigidi e prefissati, rimettendone la determinazione alla formazione, alla deontologia, alla pratica, al confronto interdisciplinare e più in generale al progresso scientifico.
Di conseguenza la competenza dell’infermiere (come pure quella delle altre professioni sanitarie) risulta essere materia alquanto malleabile e sensibile nei confronti dei predetti fattori.

E’ altrettanto vero che la stessa riforma determini la flessibilità e la compenetrazione dei diversi profili nelle aree marginali sicché esiste un amplia zona di confine di competenza promiscua tra le figure contigue.
Non dubito che l’infermiere, qualora adeguatamente formato, possa impiantare con ragionevole sicurezza il presidio in discorso.
Prendo atto che il progresso della medicina abbia notevolmente semplificato la procedura in discorso.
Comprendo di conseguenza la prospettiva del quesito (per la detta procedura non si richiederebbe come nel passato la spendita di cognizioni ed abilità squisitamente mediche).
Pur tuttavia valga quanto segue.

A margine dei fattori summenzionati di determinazione della competenza dell’infermiere esiste un caposaldo normativo ineludibile.
In effetti la legge circoscrive il ruolo dell’infermiere nella “assistenza generale infermieristica” (profilo professionale: D.M. 14.9.94, n.739).
Riconosco che l’assistenza generale infermieristica esiga il dispiego di conoscenze tecniche (decreto ministeriale citato: “… l'assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa ..”).
Mi pare ad ogni buon conto che l’ambito della manovra ed il bagaglio di conoscenze ed abilità presupposte (in particolare lo studio dell’impianto mediante esame ecografico ed il controllo radiografico della correttezza dell’impianto stesso) fuoriesca dal profilo accennato come sopra (“assistenza generale infermieristica”) per entrare in quello delle figure contigue (area medico-chirurgica).
In altri termini mi sembra che l’impianto del PICC conservi importanza, dignità ed autonomia tali da impedirne la qualificazione come accessorio dell’assistenza infermieristica.

Non posso escludere che nel futuro prossimo l’attività in discorso possa essere inserita a pieno titolo nell’ambito “assistenziale”.
Per intanto ritererrei di consigliare prudenza e di attendere l’ulteriore svolgimento del dibattito interprofessionale.

D’altronde l’esame di alcuni protocolli di enti diversi (in particolare il “Bellaria”, Azienda Ospedaliera ed A.s.l. n.16 di Padova) mi confermano nell’opinamento che l’infermiere, allo stato attuale, debba essere un semplice “collaboratore” nell’impianto del PICC e non l’esecutore in autonomia dello stesso.
All’infermiere sarebbe devoluta piuttosto la “gestione” del catetere venoso centralizzato.

Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e porgo cordiali saluti.